Nell'arte montanara, come del resto In tutte le arti primitive e nei disegni dei bambini, si verifica un fatto costante: la conservazione di un dato motivo d'ornato o d'una speciale figura in tutti i lavori dello stesso individuo, e per lungo spazio di tempo. È un tema preferito che anche quando non rappresenta il vero ed è manchevole ed illogico, viene riprodotto indefinitamente, pur con qualche variante e modificazione, si inferisce da ciò che il tipo sia la risultante di una incosciente elaborazione mentale, automatismo grafico, inquantochè esso riassume in sintesi le nozioni estetiche dell'individuo. 


Questo è quello che dice Brocherel nel trattato sull'arte pastorale. Ed è vero, alla fine, se analizzo i miei lavori tutto parte da un rosone, il classico rosone a sei petali, il rosone studiato anche da Leonardo, il fiore della vita e le sue proprietà matematiche.

La Valle d'Aosta è terreno più di ogni altro adatto alla fioritura dell'arte pastorale. Suddivisa com'è in diverse valli laterali dove gran parte della popolazione che viveva praticamente in colonie isolate separate o collegate da lunghe e malagevoli strade mulattiere, è riuscita a mantenere per lunghi periodi intatte le caratteristiche dei loro usi, costumi e mentalità. 

La nostra valle è ricca di oggetti d'arte, percorsa dalle vie transalpine del Grande e del Piccolo San Bernardo da sempre frequentate ed è un importante centro di civiltà in mezzo alle Alpi. E' da questi oggetti che si può trarre spunto per creare qualcosa di importante, che serva a non dimenticare, ma che guardi allo stato attuale delle cose ed al futuro.

 

Ho ritrovato la foto del primo pezzo che ho intagliato, un pezzo che avesse un minimo di senso estetico e geometrico. Era uno scarto di una tavola di noce donatomi da un artigiano locale, una tavoletta molto grezza, non è stata neanche preparata per l'intaglio mediante carteggiatura, ma andava bene lo stesso, la voglia di creare qualcosa era tanta.